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EDITORIALE: il pensiero di LAURA

Articoli, curiosità, tradizioni e news su Rimini scritte dalla redattrice di TuttoRimini.net, Laura.     >> entra.

STORIA DI RIMINI
La storia di Rimini ha avuto inizio dalla spiaggia. Dal paleolitico, l'uomo primitivo ha abitato la zona tra la costa e il colle di Covignano. Dalla preistoria, la strada della civilizzazione (umbri in maggioranza, celti ed etruschi) ha portato Rimini fino a diventare un'importante città dell'Impero Romano. La prima fondazione dovette probabilmente avvenire grazie all'arrivo di genti etrusche villanoviane stanziate a Verucchio, caposaldo villanoviano della zona. La creazione doveva avere probabilmente ragioni di tipo commerciale, dovute alle possibilità di approdo che permetteva la zona. Come un'eredità del mondo villanoviano, Rimini si dovette probabilmente trovare a far parte del mondo etrusco, cui si seguì probabilmente un dominio umbro ed in seguito, celtico. In epoca classica si hanno tracce di contatti col mondo Egeo, testimoniati dal ritrovamento di frammenti di ceramica greca. Si pensa che la città fosse considerato come un emporio dalle genti di Egina. L'arrivo dei Celti non dovette essere troppo violento, ma si ebbe un'occupazione della zona da parte di Galli Senoni, i quali continueranno in seguito la loro marcia verso sud, occupando gran parte delle Marche ed arrivando poi ad occupare, seppur per breve tempo, Roma. L'eredità celtica non è visibile oggi, ma è grazie a questa occupazione che la città crebbe d'importanza e divenne uno dei porti maggiori dell'Adriatico, insieme alla vicina Ravenna. Questa crescita, sancì la fine delle fortune di un'altra città importante, posta sulla foce del Po, Spina.Intorno al III secolo, la città si venne a trovare in mezzo alle vicende che videro contrapposti i Galli e i Sanniti contro i Romani.

Ariminum. Nel 268 a.C., alla foce del fiume Ariminus (oggi Marecchia), in una zona già abitata in precedenza dagli Etruschi, dagli Umbri, dai Greci, dai Sanniti e dai Galli, i Romani fondarono la colonia di Ariminum e vi stanziarono, prima della guerra contro Annibale, una legione e coloni plebei di Roma. La posizione geografica ne fece un bastione contro l'avanzata dei Galli, e un avamposto per le conquiste verso la Pianura Padana. Rimini era un'importante rotta di comunicazione tra il Nord e il Centro Italia. Vi transitavano, anzi vi partivano, ben tre delle più importanti vie Romane:
- la Via Flaminia (220 a.C.), che partiva da Roma, la capitale dell'Impero, e arrivava direttamente ad Ariminum
- la Via Emilia (187 a.C.), che partiva da Ariminum e arrivava a Placentia (l'odierna Piacenza)
- la Via Popilia-Annia (132 a.C.), altro proseguimento della via Flaminia, verso Nord-Est: partiva da Ariminum passando per Rabenna (Ravenna), Atria (Adria), Patavium (Padova), Altinum, Aquileia, Tergeste (Trieste).
Rimini era di particolare importanza anche per il traffico di merci grazie al porto.
La città venne coinvolta anche in diverse guerre civili, ma rimase sempre fedele al popolo romano, in particolare a Mario e a Giulio Cesare, che dopo il passaggio del Rubicone (quale degli attuali corsi d'acqua fosse il Rubicone oggi è incerti. Taluni lo collocano dove ora scorre il Pisciatello, nel vicino paese di Savignano sul Rubicone, altri ritengono fosse l'attuale Marecchia, in un letto parzialmente diverso. Comunque, attraversando quel fiume che segnava l'inizio del territorio urbano di Roma, il Pomerium, pronunciò la sua leggendaria frase «Alea iacta est» (il dado è tratto) alle legioni, nel Foro di Rimini.
Rimini, che attirò l'attenzione di molti imperatori, soprattutto Augusto e Adriano, attraversò un periodo di splendore sotto Roma vi si costruirono prestigiose costruzioni, come il Ponte di Tiberio (che subì durante l'ultima guerra numerosi bombardamenti e il passagio dei carri armati Panzer; la sua solidità è dovuta all'ingegnoso sistema di archi che si prolungano sul letto del fiume, alla curvatura degli archi di sotegno che seguono la direzione del fiume e allo strato di nghiaia che, rimossa, ha messo in pericolo la relativa stabilità; ancora oggi utilizzato dalle automobili e chiamato anche ponte del diavolo per via di due buchi che la superstizione vuole fossero l'impronta di una cornata di Lucifero), l'Arco di Augusto, di grande importanza perchè è il più antico arco romano ancora esistente - 2050 anni; non è stato edificato in città, ma fuori le mura, perchè aveva un particolare significato: "qui comincia la pax e la civiltà romana", il teatro e l'anfiteatro.
L'opera che dovette però rappresentare meglio la città era probabilmente il suo porto, del quale oggi non rimane traccia, ma che si è riconosciuto essere nei pressi della odierna stazione ferroviaria e costituito in pietra bianca, probabilmente d'Istria, come quella dell'Arco d'Augusto e come quella del Tempio malatestiano, il quale venne costruito utilizzando pure pietre appartenute all'antico porto romano. I fasti di questo periodo sono comunque visibili nel museo della città, nella sezione archeologica. Altro ritrovamento d'interesse, posto vicino al museo stesso, è la famosa domus del chirurgo, una casa del III secolo d.C., appartenuta a un ricco chirurgo romano. La sua importanza risiede nella grande quantità di mosaici ritrovati, ma soprattutto nel ritrovamente di un importante numero di strumenti chirurgici, oggi visibili nella sezione archeologica del museo. Nel 359, a seguito della crisi dell'Impero Romano causata da invasioni e guerre interne, la nascente comunità Cristiana tenne un importante Concilio a Rimini. In epoca tardo antica, Rimini si trovò invischiata nelle vicende della guerra greco-gotica, che ne decimò la popolazione e portò pure ad un progressivo abbandono della città. nel 538 d.C.venne assediata dalle truppe del goto Vitige, ma venne liberata dal generale bizantino Narsete, poi, venne assediata nel 552 d.C. dai bizantini in seguito all'occupazione gotica del 549 d.C. Questo assedio portò alla distruzione della prima arcata del Ponte di Tiberio perpetrata dal goto Usdrilla. Con l'avvento della metà del VI d.C. Rimini connobbe finalmente un periodo di tranquillità, quando si venne a trovare sotto la tutela dell'Impero bizantino. Divenne così una città importante della zona, in quanto si trovò a far parte della Pentapoli marittima. Nonostante le incursioni longobarde, i bizantini riuscirono a consevare la città e tutto il territorio di Ravenna, fin quasi a Bologna. Questa distinzione portò alla suddivisione in Longobardia, (dalla quale deriverà il nome Lombardia) e Romània (dalla quale deriva l'odierno Romagna), in quanto i bizantini erano riconosciuti come gli eredi dei romani. Come già detto, la fase alto medievale, portò ad uno spopolamento della città, che si restrinse al punto di lasciare in stato di abbandono la zona compresa tra l'Arco d'Augusto e il Foro. Quest'area venne destinata ai campi, nonostante fosse all'interno delle mura cittadine.

Rimini nel Medioevo. La città divenne un Comune nel corso del XII secolo, e a seguito dei crescenti ordini religiosi che vi si stabilirono durante il XIII secolo, vennero edificati numerosi conventi e chiese. Conseguentemente arrivarono in città anche illustri artisti per progettare e decorare questi edifici. Il grande pittore Giotto fu l'ispiratore della scuola pittorica riminese del quattordicesimo secolo. Dell'insigne pittore, ci rimane un crocifisso e parte di un affresco conservata nella Chiesa di Sant'Agostino. Altro edificio di grande importanza, sebbene sia oggi ridotto ad un semplice abside sfuggente, è la chiesa di San Michelino in Foro. La sua importanza risiede in un affresco ritrovato recentemente, che la collega al mondo dei Templari e rievoca antiche leggende. Oltre agli edifici religiosi, possiamo ricordare gli edifici civili, che si ammassano tutti intorno alla Piazza del Comune (l'attuale piazza Cavour), il Palazzo dell'Arengo e il Palazzo del Podestà. In epoca comunale infatti, il centro del potere a Rimini venne spostato in questa zona, mentre l'antico Foro, veniva utilizzato per il mercato e, successivamente, per le giostre. Altro importante impianto fu quello del nuovo porto, già presente a fianco del vecchio dall' XI secolo. Il nuovo porto risultava più riparato rispetto a quello vecchio, ma dovette inizialmente subire la furia del fiume Marecchia, che periodicamente allagava la città, creando così disagio anche ai pescatori. Lo spostamento del porto verso la foce del fiume, sancì la nascita di un nuovo borgo a ridosso di esso. Il Borgo San Giuliano, lo stesso che diede i natali al grande regista riminese Federico Fellini. Anche questo periodo venne comunque segnato da disordini interni, come quelli dovuti ai Patarini, dichiarati eretici dalla Chiesa. I Patarini, derivavano il loro nome dal Rione Pataro, quello che si estendeva nella zona dei campi all'interno delle mura. In seguito ad una prima fase in cui la città sposò la causa ghibellina (guidata dalla potente famiglia dei Parcitadi), Rimini divenne guelfa, grazie soprattutto all'avvento della nobile famiglia dei Malatesta da Verucchio, il cui capostipite fu Malatesta il Vecchio detto anche il Mastin Vecchio e ricordato nella Divina Commedia di Dante. Dal 1295 Rimini, divenne una signoria, il cui territorio supera i confini geografici della Romagna, legando alla città alcuni centri dell'entroterra appenninico quali Sansepolcro (1370-1430), Sestino e Citerna. Dal punto di vista letterario, si può rammentare che il forlivese Jacopo Allegretti fondò a Rimini, nel XIV secolo, quella che molti considerano la Prima Accademia letteraria d'Italia. Uno dei monumenti più celebri della città romagnola, presente nei testi di architettura anche stranieri, è il Tempio Malatestiano, progettato da Leon Battista Alberti intorno al 1450 per volere di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini durante il XV secolo. Il tempio, così chiamato a causa dell'abbondanza di elementi pagani (la sigla I/S = la giovane Isotta amante di Sigismondo) a scapito di una pressoché totale mancanza di simboli cristiani, venne costruito su preesistenze medievali. La Chiesa di San Francesco, venne completamente ricoperta dalla nuova facciata progettata da Leon Battista Alberti. Il nuovo impianto non seguì totalmente le indicazioni dell'artista, vi sono infatti alcune modifiche dovute a motivi strutturali. Il vero progetto del genovese, è visibile sulle medaglie bronzee di Matteo dè Pasti il quale era pure il capo cantiere a Rimini. Gli interni del Tempio vennero affidati a maestranze toscane, come le sculture di Agostino di Duccio e le pitture di Piero della Francesca. Nella facciata principale il Duomo riprende l'Arco d'Augusto; in quelle laterali, il Ponten di Tiberio. Altro luogo di interesse appartenente a quest'epoca, è il Castel Sismondo, il castello-reggia di Sigismondo Pandolfo Malatesta, che venne iniziato nel 1437 e finito nel 1446. Il suo impianto venne pensato per meglio difendersi dai colpi delle bocche da fuoco, ma sembra che fosse più che altro rivolto per intimorire la cittadinanza, visto che, la maggior parte dei bastioni, guardano verso l'auttale piazza Cavour. Del palazzo ci rimane oggi solo la parte centrale, mentre è andata distrutta tutta la cinta puraria esterna. Il fossato è invece stato interrato.